Un battito di mani, un battito di cuore

balli plastici

A noi essere umani talvolta piace parlare della nostra specie come una categoria di bestie bipedi, dotate di un cervello la cui esistenza viene ignorata, impulsive, rozze, ignoranti; calunniamo noi stessi di agire con irruenza e disinvoltura in ogni nostra azione, solo perché siamo umani. In verità, nonostante l’onnipresente e ineliminabile elemento di spontaneità, le nostre azioni sono in qualche misura premeditate, studiate. Prima di emettere un singolo suono, esalare, tendere un muscolo, prima di esporci al nostro pubblico di simili, ci fermiamo a riflettere; forse non scandagliamo le conseguenze, trascuriamo il possibile avvenire – tutto sommato siamo solo umani  – forse ci lasciamo sopraffare dalle emozioni, dall’euforia maniacale a un accesso di nera ira: purtuttavia applichiamo una specie di filtro a ogni nostra mossa.

Siamo degli attori del quotidiano e il nostro palco è la realtà. La qualità, alcuni contesteranno, non sarà certo quella che vanta il mitico regno di Hollywood o che viene sfoggiata nei palazzi del mondo di Broadway – ma ognuno di noi è colui che interpreta il ruolo di se stesso. Noi ci interpretiamo; rare sono le volte in cui ci sentiamo in grado di lasciare a nudo la nostra anima, la nostra essenza. Ci interpretiamo in tutte le salse.

L’applauso del pubblico in tripudio fomenta il nostro fervore. Ci nutriamo del clangore di mani, la stonante sinfonia di urli e fischi. A volte abbiamo bisogno dell’ammirazione di qualcun altro per essere in grado di amare noi stessi. Forse sono proprio gli estranei a sottolineare le nostre virtù e a presentarcele su un piatto d’argento; forse sono loro, che manifestano stima e adorazione per una persona che siamo stati per poche ore,

 

 

 

 

… E qui vi lascio un consiglio. Iniziai a scrivere questo testo il 14 maggio dell’anno 2016. Ho fatto l’errore di lasciare giù la penna, trascurando il mio scritto, per poi riprenderla in mano soltanto oggi, il 3 gennaio 2017. Non sarei capace di continuare il testo, dovrei riniziare da capo. Non posso interpretare il personaggio nelle cui vesti mi trovavo un anno fa – da qui: << Carpe diem.>>; una spontaneità premeditata, o una premeditazione spontanea. In ogni caso ho imparato la mia lezione.

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