Tedesc-use

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09/06/2015 – Un brano da “Le cronache alemanne di una Lia a Edelberga”

Forse sono gli inglesi a essere troppo ossequiosi. Però in fondo persino gli italiani hanno l’abitudine di chiedere permesso quando devono passare.
Questa nozione, tuttavia, è del tutto sconosciuta in Germania.

Sono cresciuta nel Regno Unito, dove le persone si scusano perennemente. Devi passare? “Sorry”. Qualcuno ti urta sul bus? “Oh, sorry!”. Calpesti una cacca? “Oh bugger, sorry!”. Qualcuno ti accoltella? Chiedi scusa al facinoroso dotato di lama per l’inconveniente. Non perché l’atto di chiedere venia per delle frivolezze sia una cosa di per sé sempre appropriata e corretta, ma perché ci sembra giusto farlo (forse anche per sfuggire ai problemi e alle situazioni un po’ awkward – vedesi la vita quotidiana cinematografica e reale di Colin Firth).

In Germania invece no.

Tabù.

Evitano le “Entschuldigung” e “Sorry” come se fossero dei lebbrosi, delle bestemmie, un’interrogazione alla prima ora del lunedì. Optano per la forza fisica, l’irruenza tipica dei villani e delle vespe che cercano di irrompere nella tua stanza attraverso una finestra chiusa (vespe di MERDA), e quando c’è qualcuno che possa essere d’intralcio, grugniscono, emettono suoni gutturali e iniziano a spintonare. Scelta poco saggia quando l’individuo in questione sono io: innanzitutto perché è un gesto da maleducati e non lo sopporto, due, perché sono un colosso femminile, una torre, una sequoia, e anche se un camion di trasporto di lottatori Sumo mi investisse rimarrei illesa – un po’ incazzata, ma incolume. Eppure insistono, spingono, spronano, perseverano, ruggiscono, pronunciano sottovoce i nomi di generali nazist deceduti. E io così, siccome immobile. Sembrano delle formiche che cercano di spostare lo stronzo del quarto giorno di vacanza (ovvero l’accumulo di materia fecale dei primi tre giorni che non sei riuscito ad espellere perché sei in un altro paese con diverse condizioni climatiche, un regime alimentare a cui non ti sei ancora accostumato, ecc.). Tentativi inani, quasi pietosi ma divertenti.

Tuttavia, siccome non così malvagia né sadica, e visto che le nefandezze prolungate non sono il mio forte, alla fine li lascio passare con un’aria altera, uno sguardo che non manca di espressività – una fisonomia da Cristus Patiens – che sembra dire “Eh, sei un po’ peinlich..”. Però chiedo sempre scusa.

 

SCUSATEMI se siete degli zotici, SCUSATEMI se non volete sprecare le vostre preziosissime parole (da qui una valida lezione: “Verba non volant, Lia manet .. e non si sposta per un cazzo”).

Mi sto disintossicando da questa deferenza per persone a caso. Quindi sorry not sorry per questo papiro chevi ruberà almeno 5 preziosi minuti del vostro tempo che mai abbonda…

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